Bolivia : Evo Morales e il Cooperativismo

mineros2EVO MORALES DINANZI AL COSIDDETTO COOPERATIVISMO

Di Camila Vollenweider e Shirley Ampuero per CELAG

Come c’era da aspettarselo, l’assassinio del Viceministro Rodolfo Illanes – con altre 4 persone – segnò un punto di rottura nell’alleanza politica stabilita tra il governo del MAS e il settore cooperativo dei minatori. Ha generato una catena di azioni e reazioni, e ha messo sul tavolo la situazione reale del complesso collettivo “cooperativo”.

Cinque decreti e una risoluzione marcano l’inizio della volontà del governo di regolare la dinamica di questo settore, il quale è cresciuto velocemente a partire del processo di privatizzazione iniziato con Sanchez de Losada e che successivamente è riuscito a mantenere le proprie attività quasi al margine del controllo governativo. Durante tutti questi anni, il settore cooperativo – avallato dall’allora legislazione vigente – riuscì a firmare contratti di rischio condiviso, di appalto e subappalto con aziende private, incluso aziende straniere. Nel 2014, la Legge 535 proibì questo tipo di contratti però ciononostante quelli che erano già stati sottoscritti continuarono e essere effettivi. In seguito alla escalation del conflitto delle ultime settimane, il Governo ha emanato come risposta una serie di decreti operativi dal primo settembre. Tra questi, il Decreto Supremo (DS) 2891, stabilisce che le aree nelle quali si fossero firmati contratti di questo tipo – 31 in totale – tornerebbero sotto il dominio dello Stato. Si predispose così l’annullamento delle concessioni minerarie nelle aree dove si constati la inesistenza delle attività minerarie o del suo illegittimo sfruttamento.rodolfo-illanes

L’affermazione del diritto alla sindacalizzazione dei lavoratori delle cooperative, decretato da Morales a metà agosto e uno dei motivi della protesta che finì in tragedia, allude al fatto che molte di queste operino, in realtà, come imprese private, con manodopera senza salario e privata dei più elementari diritti del lavoro. Così, due dei decreti approvati mirano a regolare la situazione giuridica e lavorativa delle cooperative: il DS 2892 stabilisce che: ”tutte le persone che, senza essere socie, prestano servizio nelle cooperative minerarie con modalità di relazione di lavoro nella quale concorrano le caratteristiche essenziali di tale relazione, indipendentemente dalla modalità di remunerazione si ritengono tutelate dalla Legge Generale del Lavoro, essendo i loro diritti lavorativi e tutti quelli legati alla Previdenza Sociale, nella loro condizione di lavoratori e lavoratrici, pienamente riconosciuti e garantiti”.

Con questa normativa, unitamente a quella che stabilì il diritto alla sindacalizzazione, si cerca di garantire i diritti del lavoro di un significativo numero di “cooperativisti” assunti da minatori che partecipano come soci nella produzione.

D’altro canto, il DS 2889 pretende la fiscalizzazione del carattere delle cooperative, che devono essere “istituzioni sociali ed economiche autogestite d’interesse sociale senza fini di lucro”, e il controllo delle loro attività (perlustrazione, ricognizione, esplorazione, concentrazione, fusione, raffinazione, commercializzazione e industrializzazione). Infine, esige da loro informazioni sulla distribuzione dei profitti e degli utili tra i soci, sul volume e il valore della produzione, sul bilancio, la nomina di soci e il personale assunto, tra gli altri. Queste informazioni che le cooperative devono fornire annualmente  saranno di aiuto affinché lo Stato abbia la certezza che sono tali e non normali imprese di sfruttamento minerario.

Inoltre si stabilì la proibizione dmineros-coop-bolivia-700x350ell’uso, trasporto e possesso di esplosivi in manifestazioni pubbliche – qualcosa di abituale nelle proteste dei minatori in Bolivia – e si riuscì a fermare la pratica con la quale le cooperative sostenevano economicamente le federazioni dipartimentali, regionali e la FENCOMIN (Federazione di Cooperative Minerarie). Le aziende commerciali e le industrie scontavano tra l’1 e il 5 % al momento dell’immagazzinamento dei minerali per la loro vendita, denaro che veniva destinato alle distinte federazioni.

Queste misure adottate dal Governo a seguito dei tragici eventi delle ultime settimane mirano a regolarizzare un settore produttivo, quello cooperativo minerario, il quale non solo si è sostanzialmente ingrandito nelle ultime tre decadi arrivando a essere 14 volte superiore a quello statale e privato, ma  ha  anche ricevuto numerosi benefici da parte dello Stato (esenzioni imposte, concessioni di sfruttamento senza autorizzazione, rappresentanza politica in Parlamento, tra le altre cose). Ciò li ha trasformati in un potente attore sociale che, sebbene ha appoggiato politicamente il governo di Morales, è riuscito  anche – finora – a limitare la capacità governativa di interferire” nelle loro attività. Pur tuttavia, in queste decenni di “autogestione” cooperativa, la loro struttura organizzativa si è completamente stravolta e oggi sono, nella maggior parte dei casi, aziende guidate da pochi proprietari (auto – denominati  “soci”) e una gran massa di sfruttati – malpagati e sprovvisti di qualsiasi diritto del lavoro e sindacale -, che ugualmente figurano come “soci”. Sono, precisamente i “padroni cooperativi”, che sono alla testa delle Federazioni, che conducono mineros_bolivialo scontro con il Governo, esigendo maggiori benefici e la flessibilità delle normative in tema d’ambiente, del lavoro, così come il diritto ad appaltare e subappaltare a privati aree di sfruttamento minerario.

Nonostante lo sforzo politico post referendum e la perdita del sostegno delle cooperative al Governo, Morales non sembra disposto a cedere e, sicuramente, annuncerà altre misure tendenti a regolare il settore. Il Governo ha condizionato la riapertura del dialogo – sollecitata dai minatori attraverso la costituzione della Commissione Nazionale di Pacificazione – alla consegna degli autori materiali e morali dell’assassinio di Illanes, e ha anche sospeso la vendita di esplosivo alle cooperative, cosicché la sua produzione è diminuita. In questo modo, oggi queste si trovano in una situazione molto più svantaggiata rispetto a dieci anni fa: la violenza dei “padroni delle cooperative” è finita nella esposizione pubblica delle loro contraddizioni e ha permesso che il Governo miri in maniera contundente a smetterla con il loro agire al margine della legge.

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