KOBANE : La Turchia Complice di ISIS

kobaneBOMBARDAMENTILe notizie sono rimbalzate subito, pochi istanti dopo gli attentati. Il merito è in parte dei compagni e delle compagne italiane presenti ormai da settimane sul territorio e in parte è legato ALLA ASSOLTA NOVITA’ DELL’EVENTO il quale dimostra quanto sia complice il Governo Turco di ERDOGAN e quanto inutili siano i bombardamenti alleati sulle postazioni barbaro/islamiche.  Oltre ai resoconti è interessanTe soffermarsi sul silenzio della politica (e in parte, ma solo in parte dei Media MAINSTREAM).

Il perchè lo illustra IL NOTIZIARIO DELLA FARNESINA, Edizione 2012, quindi ben fuori dai riflettori mediatici dell’AVANZATA ISIS e in pieno.

La giusta risposta sarà riprendere le iniziative in Italia. Indicando la Turchia come complice militare e il Governo Italiano come co-responsabile per la sua “NON-PRESA” di Posizione. LA giusta risposta sarà inviare SOLDI – SOLDI – SOLDI alla Resistenza Kurda e alle Organizzazioni che stanno assistendo i profughi, curando i feriti, mandando avanti il Processo Rivoluzionario in ROJAVA.

L’ISIS ha aperto un nuovo fronte contro Kobane: attacca dal territorio turco (29/11/ 2014)

Gli scontri tra l’ISIS e la resistenza di Kobanê hanno preso slancio dopo un’offensiva da parte delle bande dell’ISIS contro il confine di Mursitpinar, soprattutto dei villaggi di Serxet e Küçük Etmanek che si trovano sul territorio turco. Sono stati evacuati dall’esercito turco sotto il pretesto della sicurezza. Ora gli attacchi a Kobanê sono gestiti dai quattro fronti, est, sud, ovest e nord.

Questa mattina alle 5 un’autobomba proveniente dal territorio turco è esplosa mentre si stava dkobaneMUROirigendo verso Kobanê dopo aver attraversato il confine di Mursitpinar. Dopo l’esplosione del veicolo, le bande dell’ISIS sono partite all’attacco su tutti e quattro i fronti. Hanno attaccato con armi pesanti e mortai sui fronti est, ovest e sud. Hanno anche attaccato il confine di Mursitpinar dalla Turchia.

Le bande dell’ISIS sono state viste nei pressi del silos situato proprio accanto al confine con il territorio turco. Le Unità di Difesa del Popolo, YPG e YPJ, hanno immediatamente replicato.

Le bande dell’ISIS sono anche state viste all’attacco dei villaggi di Kucuk Etmanek e Serxet dove occupano la moschea e le case. Eppure quei villaggi evacuati sono sotto costante sorveglianza da parte dell’esercito turco.

Il Prefetto di Urfa, Izettin Küçük, ha riconosciuto che l’ISIS era in territorio turco. Tuttavia, le forze di sicurezza turche vicino al confine non hanno in alcun modo risposto agli eventuali attacchi dal territorio turco da parte dell’ISIS.

Secondo un articolo di Diha apparso su Özgür Gündem, il governatore designato dallo stato(Vali)della provincia di Urfa, ha ammesso che ISIS ha combattenti in Turchia e sta attaccando Kobanê dal lato turco del confine.

L’ammissione segue un attacco di ISIS iniziato questa mattina alle ore 5.00 locali, al passaggio di confine di Mürşitpınar, quando un veicolo proveniente dalla Turchia è esploso lungo il confine.

Secondo funzionari delle YPG,i combattenti di ISIS hanno anche lanciato un’attacco al punto di passaggio del confine e alla città da posizioni all’interno di unità di silos per grano appartenenti alla TMO-organizzazione dello stato turco.

Nell’Incontro con il parlamentare dell’HDP İbrahim Ayhan il governatore Küçük ha ammesso che ISIS stava attaccando dalla Turchia.

Gli scontri continuano su tre fronti attorno al punto di passaggio del confine di Mürşitpinar a seguito degli attacchi di ISIS di questa mattina dalla Turchia di ISIS di questa mattina.Pesanti scontri sono scoppiati con ISIS dopo l’esplosione del primo camion bomba di questa mattina.

I combattenti di ISIS stanno anche continuando nei loro tentativi di infiltrare la città dai silos di grano della TMO, lungo il versante turco del confine vicino al passaggio di confine.Pesanti scontri sono in corso anche nei versanti orientali,occidentali e meridionali di Kobanê.

Delegazione romana a Suruc: Racconto del 29 novembre

E stata una notte di scontri. Dal tetto della moschea di Mehser si potevano vedere, anche nel buio, il fumo alzarsi dalle strade di Kobane. Proiettili traccianti e colpi di mortai si ripetevano in quantità. A un certo punto si è alzato una colonna di fuoco che ha illuminato tutto l’orizzonte. Gli aerei della coalizione sono dovuti intervenire, ancora una volta in maniera tardiva e inefficace. Eppure il centro di comando delle truppe di Daesh è conosciuto: una grande bandiera nera sventola sull’ormai ex ospedale della cittadina siriana, nella parte Est che rimane sotto il loro controllo.

Nei combattimenti notturni le forze dello YPG/YPJ sono riusciti ad avere la meglio. Due comandanti e numerosi uomini del califfato sono morti. Ma all’alba una grande esplosione ha aperto la giornata. Un fumo nero denso copriva tutta la città più vicina al villaggio di Mehser.

Le prime notizie parlavano di un’autobomba fatta passare dal confine turco,di un morto e alcuni feriti.

Al centro culturale di Suruc si notavano facce molto tese, occhi lucidi. Nonostante tutto ci siamo diretti al deposito dove i compagni dell’ Dbp (il partito curdo della regione) smistano gli aiuti per i vari campi. Ci sono urgenze che non possono venire a mancare. Ci sono lavori che bisogna fare anche nei momenti di lutto. Ma mentre con altri solidali lavoravamo al confezionamento di pacchi di provviste e di coperte, di quello che insomma serve nei campi, numerose voci ci hanno portato in strada. Un corteo spontaneo di ragazzi e ragazze si dirigeva verso sud,verso il confine. Istintivamente cerchiamo di raggiungerli. Ci fermano e ci dicono che stanno arrivando i feriti. Non sono cinque, come avevamo creduto fino allora, sono venticinque feriti e otto morti tra civili e combattenti delle unità di difesa popolare.

Andiamo all’ospedale.Una folla in ansia aspetta l’arrivo delle ambulanze, sperando di non dover ritrovare un proprio caro. Conosciamo una donna, ci parla a lungo, ha al suo fianco un bambino. Ci dice dell’orgoglio di essere la madre di un combattente, ci racconta dell’assurdità di quello che stanno vivendo: attaccati dai gruppi salafiti, respinti dal governo turco, senza la possibilità di parlare la propria lingua, senza la possibilità di vivere.

Piano piano arrivano nuovi aggiornamenti, le notizie trapelano poco a poco dal confine. Questa notte l’Isis ha preso postazione per i suoi mortai dalla parte turca del confine, vicino a Mursitpinar, nei pressi di un magazzino alimentare a poche centinaia di metri da una delle basi dell’esercito di Erdogan. Non solo. Dal confine non è passata una macchina. Un camion che doveva portare aiuti umanitari, fatto passare senza problemi, è arrivato al check point della strada che porta a Kobane dal confine turco e che era sotto il controllo dell’esercito rivoluzionario curdo. Quel camion è esploso con il suo carico di tritolo. Un colpo alle spalle. Un colpo che ha fatto molto male. L’esercito proverà a smentire, ma testimoni e lo stesso presidente della provincia di Urfa confermeranno che nella notte gli attacchi di Daesh sono partiti dal lato turco del confine.

Torniamo al villaggio. Lì si sono diretti tutti i solidali, da lì arriva la notizia che l’esercito turco prepara a sgomberare. Sono momenti molto concitati. Vediamo chiaramente partire dalle sagome dei carrarmati turchi più di un colpo diretto verso la frontiera. Un’intimidazione che non si sa a chi è rivolta. Le colonne di fumo continuano ad alzarsi da Kobane. Decidiamo cosa fare. La minaccia di un intervento turco al villaggio non è un pericolo così remoto; abbiamo visto, e sentito, in questi giorni quale è il loro atteggiamento e cosa sono capaci di fare, ma stabiliamo di rimanere, solidali con la gente che qui è accorsa in gran numero e che alza canti di sostegno ai combattenti dello YPG/YPJ.

I colpi di mortaio provenienti da Kobane iniziano a diminuire, scende la notte e sembra che per il momento non succederà niente.

Rimarremo al fianco della rivoluzione del Rojava.

Con il cuore a Kobane,

Delegazione romana per Kobane.

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