Apprendiamo che, a partire dai prossimi mesi, il prezzo dei biglietti e degli abbonamenti del trasporto pubblico subirà un aumento del 15%. Per fare un esempio concreto, il biglietto singolo passerà da 1,70 euro a 2 euro.
Come Cobas, ma soprattutto come lavoratrici e lavoratori di Autolinee Toscane, esprimiamo la nostra netta contrarietà a questi aumenti, che riteniamo ingiustificati e vergognosi.
Chi, come noi, ogni giorno è alla guida di un autobus conosce bene i disservizi e le numerose criticità che questa dirigenza, nonostante i continui cambi di incarico e di responsabilità, ha creato e continua a creare: tempi di percorrenza inadeguati, mezzi vetusti e carenti di manutenzione, vetture che vengono mandate in servizio al mattino per poi fermarsi lungo il percorso a causa di guasti.
Forse oggi chi ha sostenuto con forza la privatizzazione del trasporto pubblico toscano, promettendo che con il gestore privato francese tutto avrebbe funzionato alla perfezione, dovrebbe avere il coraggio di riconoscere il proprio errore. I fatti hanno dimostrato esattamente il contrario, eppure si continua a sostenere questa azienda con ingenti risorse pubbliche senza affrontare le reali criticità del servizio.
Ancora più grave è la motivazione addotta per giustificare questo aumento. La gara prevedeva, per questa fase, un incremento tariffario del 7%, percentuale che già consideravamo eccessiva. Oggi, invece, si arriva al 15%, con la giustificazione dell’inflazione e dell’aumento dei costi energetici e dei carburanti.
Ci chiediamo allora perché la stessa logica non venga applicata alle lavoratrici e ai lavoratori, che da tempo stanno portando avanti mobilitazioni e scioperi per ottenere migliori condizioni di lavoro e l’adeguamento di indennità giornaliere ferme da decenni e ormai del tutto insufficienti. Se l’inflazione giustifica l’aumento delle tariffe a carico dell’utenza, perché non dovrebbe giustificare anche un adeguamento economico per chi garantisce ogni giorno il servizio?
La verità, che denunciamo da anni, è che questa gestione ha considerato il trasporto pubblico principalmente come una fonte di profitto. A pagare il prezzo di questa impostazione sono i lavoratori, costretti a operare in condizioni sempre più difficili, e i cittadini, che si vedono chiedere tariffe più alte a fronte di un servizio che continua a presentare gravi carenze.
I cittadini meritano un trasporto pubblico efficiente, sicuro e accessibile. I lavoratori meritano rispetto, investimenti e condizioni di lavoro dignitose. Continuare ad aumentare i prezzi senza risolvere i problemi strutturali del servizio significa scaricare ancora una volta i costi delle scelte aziendali sull’utenza e sul personale.