Il Governo Meloni odia i lavoratori dipendenti. Attenzione!! Rapina in corso a danno dei lavoratori più deboli!

Secondo il rapporto annuale dell’INPS, nel periodo tra il 2019 e il 2024, le retribuzioni contrattuali sono cresciute dell’8,3% a fronte di un aumento dei prezzi nei cinque anni del 17,4% e hanno quindi perso oltre nove punti percentuali di potere d’acquisto. In sintesi, i lavoratori sono tutti più poveri. Tra questi ci sono lavoratori e lavoratrici ancora più poveri a cui i datori di lavoro applicano CCNL pirata che prevedono retribuzioni ancora più basse e/o che non riconoscono quanto dovuto ai propri dipendenti, facendo leva sulla minaccia del licenziamento.

Dinanzi la latitanza della politica e dei governi, da ultimo il governo Meloni, dimostratisi incapaci di legiferare in favore del lavoro dipendente, in questi anni è spesso intervenuta la Magistratura, ritenendo il lavoratore l’anello debole del rapporto contrattuale.

In particolare, venuta meno la tutela reale contro i licenziamenti illegittimi anche nelle imprese sopra i 15 dipendenti, a seguito della riforma dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori prima con la riforma Fornero e poi con il jobs act di Renzi, la Corte Costituzionale ha sancito che in caso di contenzioso su differenze retributive la prescrizione quinquennale dei crediti da lavoro non possa decorrere in costanza del rapporto contrattuale. Inoltre, negli ultimi anni la Corte di Cassazione è intervenuta affermando che il Giudice possa escludere l’applicazione di un contratto collettivo nazionale che preveda una retribuzione inferiore ai parametri di dignità previsti dall’art. 36 della Costituzione, tra questi contratti anche quelli sottoscritti dai sindacati ritenuti, presuntivamente, comparativamente più rappresentativi.

Per questo, il governo dei consulenti del lavoro, in preda ad “un sogno di una notte di mezza estate”, sta tentando di trasformare la tragedia del lavoro povero in farsa, per far ritornare il sorriso ai loro padroni, attraverso ad un emendamento banditesco al ddl 1561di conversione del cosiddetto decreto Ilva, che sarà approvato entro metà agosto.

L’emendamento, proposto da un senatore di Fratelli di Italia, introduce l’art. 9 bis che prevede:

  • Il rispristino della prescrizione quinquennale per i crediti da lavoro in costanza del rapporto contrattuale;
  • La decadenza dell’atto interruttivo la prescrizione in caso di mancato deposito del ricorso in tribunale entro 180 giorni;
  • L’indicazione al Giudice che si debba sempre presumere proporzionata e sufficiente ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione, la retribuzione stabilita dai contratti collettivi firmati dai sindacati comparativamente più rappresentativi (sic!), salvo che venga accertata la “grave inadeguatezza”.
  • In ogni caso, accertata la grave inadeguatezza, il datore di lavoro non potrà essere condannato a versare le differenze retributive e contributive, per i periodi precedenti l’atto interruttivo la prescrizione.

In sintesi, un infame rapina dalle tasche di lavoratrici e lavoratori dipendenti in favore dei datori di lavoro “fuorilegge” che solo un governo vile ed autoritario poteva ideare nel pieno della calura estiva.

Facciamo appello a tutte le forze sociali, sindacali e politiche affinchè da subito si moltiplichino le iniziative contro le politiche del Governo Meloni e contro l’approvazione dell’emendamento truffa!

Roma, 18 luglio 2025

COBAS lavoro privato