Occupazione in Italia fra stipendi da fame e pensioni sempre più lontane

I dati Istat sull’aumentano dell’occupazione, lanciati dal Governo come vittoria personale, nascondono paghe misere, spesso sotto i mille euro al mese e una pensione sempre più lontana da raggiungere.

L’Istat ha pubblicato i dati parziali sull’occupazione in Italia, che vedono, apparentemente segnali positivi. Si parla di un tasso di disoccupazione sceso al 6%, il minimo storico dalla crisi finanziaria globale del 2007, facciamo meglio dell’intera Eurozona ferma al 6,2%.

Gli occupati sono 24, 2 milioni, un masso storico, con un aumento di 218 mila rispetto allo scorso anno, in salita i contratti stabili a tempo indeterminato.

Prima di cedere a messaggi propagandistici, come fatto subito dal Governo, su una fuoriuscita dalla crisi e un lavoro di qualità, è necessario analizzare questi dati e capire perché sono ancora insufficienti e ben lontani da qualsiasi fuoriuscita.

Partiamo dall’aumento degli occupati per lo più over 50 (408 mila), mentre diminuiscono le assunzioni fra i 35 e i 49 anni (160 mila) e calano drasticamente per gli under 24 (36 mila). Anche volendo tener conto della situazione demografica italiana, risulta evidente come tale crescita sia dovuta essenzialmente all’impossibilità di accedere alla pensione, piuttosto che alla buona salute del mercato del lavoro. Chi ieri a 62 anni era fuori dal mercato del lavoro, perché in pensione, oggi è occupato.

A questo si aggiunge il dato sugli inattivi, in continua crescita, un italiano su tre, in particolare donna, non ha e non cerca un lavoro, un segnale chiaro della fragilità del lavoro, segnato da grande scoraggiamento per i giovani che vedono difficoltà di accesso, nessuna sicurezza e salari miseri.

Secondo i dati Ocse, l’Italia ha i salari medi fra i più bassi del G20, circa 22 mila euro netti annui, contro i 31 mila della media Ocse. È l’unico Paese del G7 in cui le retribuzioni reali sono diminuite negli ultimi trent’anni, più di sei milioni di lavoratori guadagnano massimo mille euro netti al mese.

Un italiano su quattro quindi guadagna meno di mille euro netti al mese, una cifra talmente bassa che non consente una vita dignitosa, non certo lussi, ma far fronte a spese normali o impreviste, come le cure mediche.

Un salario così basso, spesso correlato a carichi di lavoro eccessivi, espone anche i lavoratori ad uno sfruttamento continuo. Qualsiasi ora in più di straordinario, anche mal pagata o in nero, viene accettata, al di là di quanto già si sia stanchi, così come una mansione più rischiosa su cui non si è informati né esperti.

La nostra soluzione non sono partiti o leggi che ancor fanno finta di dibattere sul salario minimo a 9 euro l’ora, come se fosse sufficiente, noi dobbiamo organizzarci insieme, uniti siamo in grado di fermare la macchina produttiva finché non ci daranno tutto quello che vogliamo.