Emergenza caldo sul lavoro: le nuove ordinanze non bastano, servono più diritti e più controlli

L’estate 2026 è iniziata con temperature già eccezionalmente elevate e con un problema che riguarda direttamente migliaia di lavoratrici e lavoratori: il rischio di dover lavorare in condizioni climatiche che mettono seriamente in pericolo la salute e la sicurezza.

Il caldo estremo non è un semplice disagio. È un rischio lavorativo a tutti gli effetti. Disidratazione, esaurimento da calore, colpi di calore, perdita di lucidità e aumento degli infortuni rappresentano conseguenze concrete che ogni anno colpiscono chi lavora all’aperto o in ambienti non climatizzati. In alcuni casi, le conseguenze possono essere gravissime e persino mortali.

Per questa ragione, diverse Regioni hanno emanato nuove ordinanze che recepiscono le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare, approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome nel giugno 2025.

Le ore più pericolose: dalle 12:30 alle 16:00

Le nuove disposizioni individuano una fascia oraria particolarmente critica: quella compresa tra le 12:30 e le 16:00, cioè il periodo della giornata in cui si concentrano:

  • le temperature più elevate;
  • la massima esposizione ai raggi solari;
  • il maggiore accumulo di calore nell’organismo;
  • il rischio più alto di stress termico e colpo di calore.

Nelle giornate in cui il sistema di monitoraggio Worklimate, realizzato da INAIL e CNR, segnala un livello di rischio “ALTO” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisicamente intense, in molti settori è previsto il divieto di svolgere attività lavorative durante queste ore.

I settori maggiormente interessati

Le misure riguardano in particolare:

  • agricoltura e florovivaismo;
  • cantieri edili e attività affini;
  • cave;
  • attività di logistica all’aperto;
  • consegna di merci e servizi di delivery in bicicletta, scooter e altri mezzi leggeri.

Si tratta di comparti nei quali la combinazione tra sforzo fisico e temperature elevate può trasformare la giornata di lavoro in una situazione di grave rischio per la salute.

Un passo avanti, ma ancora insufficiente

Le nuove ordinanze rappresentano un riconoscimento importante: il caldo estremo è ormai un rischio professionale che richiede misure di prevenzione e una diversa organizzazione del lavoro.

Tuttavia, non si può continuare ad affrontare il problema come un’emergenza temporanea. Le ondate di calore sono ormai una realtà strutturale, destinata a ripetersi e intensificarsi negli anni a venire.

Inoltre, le tutele non sono ancora uniformi. Le disposizioni cambiano da territorio a territorio e non tutte le categorie di lavoratori ricevono lo stesso livello di protezione. Il diritto alla salute, invece, dovrebbe essere uguale per tutti.

Il ruolo delle aziende e della prevenzione

Limitarsi a sospendere alcune attività nelle ore più calde non basta.

Le aziende devono adottare misure organizzative concrete:

  • rimodulazione degli orari di lavoro;
  • aumento delle pause;
  • disponibilità costante di acqua e aree ombreggiate;
  • riduzione dei ritmi di lavoro;
  • fornitura di dispositivi di protezione;
  • adeguata informazione e formazione dei lavoratori;
  • valutazione del rischio caldo nei documenti aziendali.

Nella logistica e nelle consegne, in particolare, diventa fondamentale ripensare tempi, carichi di lavoro e sistemi di valutazione delle prestazioni, perché nessun algoritmo può valere più della salute di una persona.

La salute non può essere subordinata alla produttività

Il caldo estremo pone una questione più generale: il lavoro non può essere organizzato ignorando i limiti fisici delle persone.

Ogni estate assistiamo a infortuni, malori e morti che vengono raccontati come fatalità. In realtà, quando un lavoratore è costretto a operare sotto il sole nelle ore più calde senza adeguate protezioni, non siamo di fronte a una fatalità ma al risultato di precise scelte organizzative.

La tutela della salute e della sicurezza deve venire prima delle esigenze produttive.

Per questo è necessario rafforzare i controlli, estendere le tutele a tutti i settori esposti e costruire una cultura della prevenzione che metta al centro la vita e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.

Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio salario e la propria salute. Nessuno dovrebbe rischiare la vita semplicemente per andare a lavorare in una giornata di caldo estremo.