Comunicato Stampa – È sconvolgente, è inaccettabile, è un omicidio sociale e di classe!

La tragedia vissuta da Pietro Zantonini, 55 anni, non è una fatalità né un “dramma isolato”, ma l’ultimo, atroce capitolo di un sistema che sfrutta i lavoratori fino alla morte. Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, mentre sorvegliava un cantiere delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 a Cortina d’Ampezzo nel cuore dell’inverno, a temperature che hanno raggiunto i -16 °C, Zantonini è stato colto da un malore nel suo turno di vigilanza. Era solo, rinchiuso in un gabbiotto forse insufficiente a proteggere dal gelo estremo, e alla fine ha perso la vita dopo aver chiamato inutilmente i colleghi per chiedere aiuto.

Si parla di un vigilante lasciato a lavorare nelle condizioni più estreme, per turni di 12 ore nelle ore più fredde della notte — con temperature di decine di gradi sotto lo zero e senza adeguate tutele per il rischio climatico. Zantonini, originario di Brindisi, si era trasferito in Veneto per una prospettiva lavorativa che si è trasformata in sfruttamento e morte sul lavoro. La famiglia ha già denunciato ai carabinieri, evidenziando preoccupazioni ripetute per turni massacranti, condizioni climatiche proibitive e totale mancanza di protezioni reali, elementi che ora sono oggetto di approfondimento giudiziario.

Basta! È ora di chiamare la situazione con il suo nome:

🔴 È la conseguenza di un sistema di appalti precari e controlli di sicurezza insufficienti; 🔴 di retribuzioni da fame per lavori usuranti e ad alto rischio; 🔴 di vigilanza sul lavoro inefficace che permette che si muoia di freddo nel 2026; 🔴 di grandi eventi internazionali che coprono con “immagine” ciò che nella realtà è sfruttamento brutale!

Per migliaia di lavoratori dei servizi di vigilanza privata, in Italia, i salari sono tra i più bassi del mercato, con livelli contrattuali e inquadramenti che non rispecchiano né il rischio né il carico di lavoro effettivo. I controlli sulla sicurezza, soprattutto nei cantieri e negli appalti esternalizzati, restano formali anziché veri e costanti: un terreno fertile per tragedie annunciate. Questo non è “sfortuna”, è un morto sul lavoro che poteva e doveva essere evitato.

Non ci basta il cordoglio formale Non ci accontentiamo di promesse di indagini

Pretendiamo: ➡️ verifiche immediate e trasparenti su tutti i cantieri collegati alle grandi opere, con controlli reali sulla sicurezza;

Cobas del Lavoro Privato-

➡️ finestre salariali adeguate, riconoscimento dei rischi e inquadramenti professionali degni; ➡️ turni e condizioni di lavoro che rispettino la salute e la dignità umana; ➡️ che nessun lavoratore venga mandato a morire al freddo per soddisfare scadenze di appalti o interessi economici!

Ci organizzeremo, lotteremo e scenderemo in campo per la difesa di tutti i lavoratori del settore e di ogni lavoratore sfruttato! Perché non si muore di freddo per lavorare, né si lavora per morire!

COBAS Lavoro Privato Organizzazione, resistenza e lotta sindacale fino a quando la dignità del lavoro non sarà realtà e non mera retorica