Attaccare chi difende i lavoratori è pratica diffusa In merito alle dichiarazioni
diffuse dall’Azienda “MEGA TRASPORTI E LOGISTICA IN APPALTO CE.DI MD
SPA”, riteniamo necessario ristabilire la verità dei fatti, ben lontana dalla
narrazione rassicurante e distorta che viene proposta all’esterno. Dalla lettura
approfondita dei provvedimenti di licenziamento, più avvocati interpellati
concordano su un punto fondamentale: si tratta di atti assurdi, illegittimi,
immotivati e privi di qualsiasi coerenza giuridica. Licenziamenti che arrivano a
distanza di pochissimi giorni da una semplice contestazione, senza alcun reale
approfondimento, senza proporzionalità e senza il minimo rispetto delle
garanzie previste dalla legge e dai contratti. Altro che correttezza: qui siamo di
fronte a decisioni affrettate e punitive, che nulla hanno a che vedere con una
gestione sana e trasparente dei rapporti di lavoro. Definire questi licenziamenti
e i trasferimenti punitivi come “scelte operative” è un insulto all’intelligenza di
chi lavora e di chi osserva i fatti con onestà. Colpire delegati, iscritti e lavoratori
attivi subito dopo una contestazione o durante una fase di mobilitazione ha un
solo nome: repressione sindacale. Se l’Azienda fosse davvero sicura della
legittimità del proprio operato, non avrebbe bisogno di allontanare chi chiede
il rispetto delle regole e dei diritti. È noto a tutti, nel mondo del lavoro, che
aggredire chi difende i diritti dei lavoratori è una pratica purtroppo diffusissima.
Ogni azienda mette in campo i propri strumenti: pressioni, intimidazioni,
trasferimenti, procedimenti disciplinari e, nei casi più gravi, licenziamenti.
Negare questa realtà significa negare l’evidenza. I fatti restano: – i
licenziamenti; – le disdette forzate; – i trasferimenti; – un clima di tensione e
paura che nulla ha a che fare con la “normalità” raccontata nei comunicati
ufficiali. Di fronte a tutto questo, la strada legale è inevitabile. L’azione ex
Articolo 28 per condotta antisindacale farà il suo corso nelle sedi competenti,
dove le parole non basteranno a coprire l’illegittimità delle azioni intraprese.
Non accettiamo ricatti, non accettiamo scambi, non accettiamo sacrifici
imposti. O si rientra tutti alle stesse condizioni di dignità e di diritto, oppure la
mobilitazione continuerà. 08/02/2026