Vi scriviamo in merito a una vicenda lavorativa che riteniamo grave e preoccupante per la comunità e che merita la Vostra attenzione. Si tratta di un fatto noto, che sicuramente avrete già appreso da altre fonti, del quale tuttavia sentiamo di doverVi fornire alcune nostre considerazioni ed elementi importanti.
La società Konecta, ha formalizzato in data 29/05 la volontà di effettuare un trasferimento collettivo di 125 Lavoratrici/Lavoratori dalle sedi di Ivrea (40 unita’) e Asti (85 unità) verso la sede attuale di Torino in strada del Drosso. Dopo un primo incontro per il previsto esame congiunto con le OO.SS. del 09/06 che non ha dato esiti rilevanti, la discussione sindacale è stata per ora rinviata al 16/06.
L’Azienda sta al momento quindi dando seguito a quanto era stato enunciato in data 21/05 alle OO.SS. non esitando a mettere in atto un progetto che riteniamo a dir poco pretestuoso e discriminatorio.
Nel mondo delle Telecomunicazioni sentire ancora parlare di trasferimento collettivo nel 2026 e’ come minimo anacronistico, se non risibile, poiché’ il livello di digitalizzazione e remotizzazione dei processi ormai permette di svolgere un’attività in qualsiasi luogo; inoltre, qualora fosse necessario accentrare dei processi, sono normalmente le attività a migrare su siti diversi, non le persone. L’articolo 2103 comma 8 del Codice Civile, al quale nella lettera di apertura della procedura Konecta fa riferimento, prevede che ci siano comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che impongono al datore di lavoro di operare un trasferimento. Quali possono essere tali ragioni?
Quale ipotetico risparmio o beneficio si può avere nel gestire una pratica di Back Office o di gestione documentale in una sede piuttosto che un’altra? La risposta a nostro avviso e’: semplicemente NESSUNO!
Solo il malcelato intento di mettere alla porta più di un centinaio di lavoratori può essere il reale motivo, fare risparmio sul costo del lavoro, tagliare personale in maniera “mascherata” spingendo i lavoratori stessi al licenziamento.
La vicenda, oltre che pretestuosa come detto sopra, ha anche un profilo discriminatorio: è noto che le attività oggetto di questo eventuale trasferimento sono tutte svolte da dipendenti che hanno comprovate esenzioni alla risposta telefonica. Nella maggior parte dei casi tali esenzioni sono frutto di prescrizioni mediche verificate e confermate negli anni dalla Medicina Occupazionale di riferimento dell’Azienda. Sono in buona parte il risultato di anni passati in risposta telefonica e quindi patologie che sono insorte spesso svolgendo il proprio lavoro di addetti al Customer Care. L’intento discriminatorio è ancora più evidente osservando come nel tempo sono stati creati ad hoc i reparti per la lavorazione delle attivita’ ora oggetto di trasferimento ,spostandovi e relegandovi la maggior parte del personale esente da risposta telefonica; per alcune persone addirittura c’è la beffa di spostamenti disposti poco prima dell’annuncio aziendale ufficiale o addirittura qualche giorno dopo, a confermare che la volontà non è quella di gestire attività in altra sede, ma trasferire in altra sede personale indesiderato per la propria condizione fisica. Aggiungiamo a questo tipo di discriminazione anche il fatto che l’ampia maggioranza del personale coinvolto sono donne, in molti casi con contratto part-time, magari involontario, con stipendi che non permettono di sostenere spostamenti di circa 120/140 km al giorno tra andata e ritorno.
E’ evidente che tale distanza dalle sedi di origine e la difficoltà di raggiungere la sede di destinazione sia coi propri mezzi, sia coi mezzi pubblici (con tempi di trasferimento e costi pressoché insostenibili) configura un’impossibilità nel medio/lungo termine di mantenere il proprio posto di lavoro.
Ricordiamo che solo pochi mesi fa Konecta, sotto la minaccia vera a propria di chiudere le sedi di Asti e Ivrea (al momento, e per fortuna di tutti, ritirata) ha aperto una procedura di uscite volontarie con la quale si e’ palesemente “liberata” di più di 200 lavoratori. In quell’ occasione le istituzioni hanno fatto la loro parte cercando di far desistere Konecta dall’intento di chiusura per Ivrea e Asti guadagnandosi il plauso dei lavoratori potenzialmente coinvolti e delle loro famiglie. I lavoratori e le lavoratrici chiedono altrettanto se non ancora con più forza di farlo ora!
Per quanto esposto e per quanto potremo approfondire se ce ne verrà data l’occasione, diciamo – e Vi chiediamo di dire! – un forte NO alla reiterazione di atteggiamenti volti a creare disagio alle vite di Lavoratrici e Lavoratori, alla sostituzione di lavoro stabile con precarietà, allo svuotamento delle sedi piemontesi, oltretutto adottando metodi pretestuosi e discriminatori!
Vi inviamo questa lettera esortandoVi ad agire. In questo territorio sono già state fatte azioni simili da parte di Aziende del settore e alcuni precedenti hanno avuto una soluzione solo con il ricorso alla Giustizia . Chiediamo, prima di arrivare nei tribunali, che la politica e chi la esercita nell’interesse della collettività faccia la sua parte, facendo sentire con forza la propria voce e chiedendo a Konecta il ritiro
Torino, 15 giugno 2026
COBAS del LAVORO PRIVATO – Torino e provincia