Sono trent’anni che mandano avanti i gioielli della cultura italiana. Pompei, il Colosseo, la Reggia di Caserta, gli Uffizi, il MANN di Napoli, ecc… Lavoratrici e lavoratori in appalto per il Ministero della Cultura che ogni giorno garantiscono l’accoglienza, le biglietterie, la sorveglianza. Un settore che produce PIL a due cifre grazie al turismo culturale, eppure loro restano tra i più poveri. Li chiamano gli schiavi moderni del turismo e non è una provocazione. Perchè mentre il Ministero trova fondi per finanziare serie Netflix dedicate ai miti trash del momento, da Rita De Crescenzo a Fabrizio Corona, per chi lavora dentro i siti non c’è nulla. Anzi, c’è il rischio di rimetterci la salute.
Ormai non è più emergenza, è la normalità. Ogni estate, a ogni ondata di calore, i malori sono quotidiani. Turisti che svengono, che si sentono male e lavoratori che si sentono male con loro, perchè stanno lì fuori, a 40 gradi, senza una vera prevenzione dello stress termico. E qui sta lo scandalo. Anche quando la Protezione Civile Nazionale dirama le allerte meteo – d’inverno per venti forti e pioggia, d’estate per ondate di calore eccezionali – con prescrizioni locali e nazionali da parte della Regione e da parte dell’Ispettorato del Lavoro che dovrebbero essere portate a conoscenza anche dei dirigenti del Parco Archeologico di Pompei e del Colosseo, non succede niente. I direttori dei grandi musei, dal MANN al Parco di Pompei a quello del Colosseo, tra i siti archeologici più visitati al mondo, per logiche di cassa e di profitto non mettono in campo nessuna misura. Nessuna prevenzione per le lavoratrici e i lavoratori, nessuna per i turisti. Nell’indifferenza totale di chi invece avrebbe un preciso dovere: vigilare. Lo dice il D.Lgs 81/08 e il Codice degli Appalti. La committenza pubblica, cioè il Ministero e le sue articolazioni, ha l’obbligo di controllare che le aziende appaltatrici rispettino le norme sulla sicurezza. Un obbligo che, nonostante le nostre formali denunce, resta lettera morta. E c’è un altro rischio, di cui nessuno parla. Alle lavoratrici e ai lavoratori non risultano adottate, nè dalla committenza pubblica nè dalle aziende appaltatrici, idonee misure di prevenzione del rischio stress lavorocorrelato, come previsto dal D.Lgs 81/08 e dall’art. 2087 c.c. I carichi di lavoro sono pesanti e oppressivi a causa delle decine di migliaia di persone che affollano quotidianamente siti tra i più visitati al mondo come il Colosseo e Pompei. Non risulta adottata alcuna misura di valutazione o mitigazione.
A peggiorare tutto, la condizione contrattuale. Part-time involontari, inquadrati con il CCNL Commercio e il CCNL Multiservizi, tra i contratti più poveri in assoluto. Un meccanismo perverso: il CCNL Commercio punisce chi si ammala. Se fai più di tre eventi di malattia in un anno, dal quarto scatta la decurtazione economica. Tradotto: se superi i tre eventi di malattia in un anno, anche per malori dovuti al caldo o al freddo perchè lavori alle intemperie, dal quarto evento ti viene decurtato già magro stipendio. Ti ammali per il lavoro e vieni penalizzato. Pagina 1 di 2Come COBAS Lavoro Privato abbiamo denunciato tutto questo alla committenza, alle società appaltatrici, all’INAIL, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, all’ASL e alla stessa Protezione Civile.
Di fronte al mancato riscontro, abbiamo proclamato lo stato di agitazione. Una vertenza che è già stata ripresa dai quotidiani locali e dai TG regionali, perchè non è più sopportabile. Quello che chiediamo è semplice: che il rischio climatico – caldo, freddo, eventi meteo estremi – e lo stress lavoro-correlato vengano riconosciuti come rischio professionale; che la committenza pubblica attivi immediatamente il suo dovere di vigilanza previsto dall’art. 26 del D.Lgs 81/08 e dall’art. 2087 c.c.; e che vengano adottate misure immediate contro lo stress termico e il burnout per lavoratori e visitatori in caso di allerta meteo e sovraffollamento.
I lavoratori della cultura rivendicano l’internalizzazione perchè, come legiferato, svolgono servizi pubblici essenziali quindi addetti ad attività fondamentali per garantire i diritti della persona tutelati dalla Costituzione al pari dei lavoratori della Sanità, dei Trasporti pubblici e della Sicurezza e della prevenzione. Un risparmio per le casse dello Stato, anzichè regalare decine e decine di milioni di euro ogni quattro cinque anni sempre allo stesso oligopolio di aziende e cooperative che sfruttano i lavoratori e li fanno lavorare in condizioni inaccettabili. Perchè non si può tenere in piedi il patrimonio culturale del Paese sfruttando chi lo custodisce.
Per il COBAS Lavoro Privato Napolitano Luigi